Racconto di parto n. 12

giovedì 3 luglio 2014

Il Racconto di Parto di oggi e' della blogger Anna di Gocce di Agata






"Vorrei che mio/a figlio/a nascesse a maggio come me" 
Questa la richiesta di mio marito. 
"Bene caro (allora mi era ancora caro..), agosto è il mese giusto"

Detto, fatto. Data presunta parto: 24 maggio 2010.
Accidenti, penso io, mi piacerebbe tanto nascesse in un giorno multiplo di 5 (io sono un pò maniaca in certe cose..).
Accontentata!
State pensando che alla fine mia figlia sia nata il 25, invece del 24? No, sbagliato.
Pensate al 30? Riprovate dai...fuochino!

Sì, è nata il 5 giugno. 12 giorni dopo la data presunta, a 41 settimane e 5 giorni.

Era un venerdì mattina, ero a 41 settimane e 4 giorni ed ero in ospedale per fare il monitoraggio quando mi hanno detto che sarei dovuta rimanere in reparto. Doveva nascere.
Oddio! 
E tutte le mie belle convinzioni su "tanto ci sono passate tutte" e "decido di non fare l'epidurale perchè voglio stoicamente affrontare il parto", dove erano finite?
Svanite, avevo paura. Ero terrorizzata dall'incertezza del dolore e dal fatto che non avevo ancora nessun sintomo di parto imminente. Ed avevo lo spettro dell'ossitocina (ben spiegata durante il corso preparto!) che aleggiava nell'aria.

Insomma a mezzogiorno di quel venerdì mi visitano e provano a far partire le contrazioni con un ovulo. Risultato: qualche doloretto, abbastanza forte, durante il pomeriggio e per qualche ora durante la notte, poi nulla. 
Se dopo 24 ore quell'ovulo non avesse fatto partire le contrazioni, non ci sarebbero più state speranze, l'ossitocina sarebbe stata l'unica via.

Sabato mattina, mi si rompono le acque. Una rinnovata speranza si infonde nel mio essere...ma dura poco. 
A mezzogiorno del sabato, dopo 24 ore dall'ovulo, altra visita  e tutto fermo, nessuna dilatazione. Tutto era bello e tranquillo, mia figlia proprio non ci pensava ad uscire!

Alle 13 di sabato 5 giugno sono scesa all'inferno senza usare le scale!
Flebo di ossitocina e pomeriggio più lungo della mia vita. 
Contrazioni fortissime che mi piegavano in due. Una ogni due minuti. Lunghissime e fortissime.
Ho provato a stare in piedi, coricata e seduta. La posizione più comoda era quella seduta su una poltrona con i braccioli che stringevo e sui quali conficcavo le unghie.

Tra una contrazione e l'altra abbandonavo il mio corpo. Lo giuro, mi addormentavo. Poi arrivava la fitta e mi mettevo ad urlare. Quanto ho urlato!
E quante volte ho chiesto l'ora! I minuti non passavano mai..ed io non vedevo la fine. 
Io volevo partorire, volevo farla uscire, volevo che quel dolore lancinante finisse!
Alle 18 circa il dolore è cambiato. Era più sopportabile. Avevo finito di dilatarmi. C'eravamo!

Via in sala parto! 
Io non ce la facevo più, ero veramente provata.
Ho detto all'ostetrica di dirmi con esattezza quando avrei dovuto spingere perchè non mi fidavo delle mie percezioni. Lo ha fatto. 
Alle 18:35, lacerandomi un pò (giusto per non fare mancare nulla alla giornata!), è nata Agata.

L'ho stretta tra le braccia. Ci siamo guardate e poi ognuna per la sua strada. Lei a lavarsi e vestirsi, pesarsi, misurarsi ecc, io a finire il lavoro!
Altre poche spinte ed è uscita la placenta. L'ho voluta vedere. Vedere l'involucro che ha contenuto, protetto e fatto crescere mia figlia.
E poi via con i punti!

Ma dico io perchè, una ha appena provato il dolore fisico più forte della sua vita, ha appena spinto per fare passare da 10 cm una testa di più di 30, mi chiedo perchè deve essere cucita senza un minimo di anestesia? Perchè non c'è un pò di pietà per questa povera donna?
Una mia carissima amica è stata con me quasi tutto il pomeriggio e mi ha tenuta la mano mentre mi mettevano i punti.
Ecco la mia amica teneva la mia mano mentre io stritolavo la sua... 

Tra le 22 e le 23 della stessa sera Agata è stata portata al nido, non è rimasta con me nella stessa stanza. 4 anni fa si poteva fare così. Ora i bimbi rimangono sempre con la mamma, giorno e notte. Quando ero ricoverata io si poteva scegliere ed io ho scelto di farla salire al nido. 
Durante la notte ho rivissuto tutti i minuti del pomeriggio, tutto il dolore provato.
Ero stremata. I muscoli doloranti e con un abbassamento di voce a causa delle urla.

Il giorno successivo un'infermiera ha avuto da ridire su quanto avessi urlato..le avrei fatto bere l'ossitocina!

Ricordo ancora alcuni dati appresi durante il corso preparto.
In media un travaglio dura 12 ore, questo il tempo necessario per raggiungere la massima dilatazione.
Il mio è durato 5 ore e mezza. Parto compreso.
Che fortuna...mi sono sentita dire a volte.
Fortuna?? No, significa che in meno della metà del tempo "standard" io, anzi la flebo di ossitocina per me, ha fatto tutto. 
E credetemi non ha niente a che vedere con la fortuna!

Grazie Marina per questa bella opportunità di raccontarsi e condividere un momento così importante quanto doloroso.
Ottima l'idea di questa rubrica!
A presto 
Anna.

Io ringrazio Anna per aver accettato di condividere con me e con tutti i lettori del mio blog e delle mie pagine social, la sua esperienza di parto.
Se anche voi volete condividere la vostra esperienza di parto, potete mandarmi il vostro racconto via e-mail a: da.mamma.a.mamma2012@gmail.com oppure scrivermi un messaggio privato sulla mia pagina Facebook


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4 commenti :

Simona Quaglia ha detto...

Oh Anna, come capisco..
soprattutto il sentire frasi sciocche tipo "beata te che hai fatto in fretta"..
I parti non sono mai una passeggiata, il tuo meno di tutti.. sei stata forte, e il premio più che meritato ce l'hai sotto gli occhi tutti i giorni!

Anna Gocce di Agata ha detto...

@Marina: grazie a te per questa bella rubrica. (ho già programmato per sabato un post al riguardo)
@Simona: come sono vere le tue parole!

simona gentile ha detto...

ciao marina...anche questo un bel racconto!
come va il mare?
bacioni:)

Cristina R. SOFIS CLOSET ha detto...

pelle d'oca!!!! buon divertimento se siete ancora al mare, un bacio grande
http://sofiscloset.blogspot.it/

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